L’11 ottobre del 2011 il Sic ci ha salutato, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei fan e anche di uno noto fotografo presenta a Sepang.
Gli appassionati di due ruote non dimenticheranno mai Marco Simoncelli. Il Sic aveva una personalità esuberante e piaceva a tutti per la sua semplicità. Simpaticissimo fuori dalla pista, si trasformava in un animale da gara una volta in sella. Perse la vita per uno sfortunato GP in cui avrebbe voluto lasciare il segno. Sepang gli piaceva e, all’interno di una stagione dominata dalla Honda con Casey Stoner, avrebbe voluto vincere lì la sua prima gara in MotoGP.
Il nativo di Cattolica correva sulla Honda del team di Fausto Gresini, con la livrea San Carlo. Dopo il titolo conquistato in classe 250 nel 2008 con la Gilera, il romagnolo aveva cominciato a misurarsi con i mostri sacri della MotoGP, tra cui Jorge Lorenzo e Valentino Rossi. Nel 2011 ottenne diverse pole position, ma aveva conquistato solo una medaglia di bronzo in Repubblica Ceca e un secondo posto in Australia. Dopo quasi due anni in classe regina sentiva che era arrivato il momento di ottenere un grande risultato.
Nel Gran Premio della Malesia, dopo pochi chilometro dallo start, si consumò il dramma. Nella seconda tornata, alla Curva 11, il romagnolo perse il controllo della sua MotoGP e scivolò. A causa dell’elettronica la sua moto tornò come una scheggia al centro della pista, mentre stavano sopraggiungendo il suo grande amico Valentino Rossi e Colin Edwards, i quali non potettero evitare l’impatto. Le immagini furono segnanti e i fotografi sul posto immortalarono il dolore di una intero popolo. il Sic è stato omaggiato anche con uno scooter special.
La confessione di Gigi Soldano su Simoncelli
Gigi Soldano, uno dei più grandi fotografi delle due ruote di sempre, in una intervista rilasciata a Moto.it ha raccontato il suo personale dolore. Quando Simoncelli venne travolto e rimase senza vita sull’asfalto, il fotografo era presente. Una istantanea di Paolo Simoncelli, il papà di Marco, seduto da solo nel box del figlio, accanto alla sua moto, rappresentò “un momento in cui ti domandi se fare o non fare quello scatto“.
“Non ho fatto un passo in più – ha ricordato Soldano – Ero entrato in una dimensione troppo estrema. Mi sentivo fuori da qualsiasi situazione giustificabile“. Ha spiegato quella situazione come se fosse entrato a “gamba tesa in quel modo”, ed è per quello che subentrò anche “un po’ di pudore” e andò via. Una confessione piuttosto importante su una delle domeniche peggiori della storia del Motorsport.