La morte di Ayrton Senna è stata drammatica e inattesa, con l’1 maggio 1994 che è stato tragico sotto vari aspetti.
Ci sono dei piloti che nel corso della propria carriera hanno dimostrato di poter elevare come pochi altri valore della monoposto con la quale era al volante. La McLaren di Ayrton Senna volava e le lotte con Alain Prost alla fine degli anni ’80 hanno entusiasmato i tifosi di tutto il mondo.
Ayrton è stato uno dei più grandi piloti della storia, con i suoi tre titoli mondiali che non rispecchiano pienamente il suo immenso talento. Avrebbe potuto vincere molto di più se la storia non si fosse messa di traversa contro di lui, con quel fatale incidente di Imola datato 1 maggio 1994.
Di recente ha ricordato quel tragico evento anche Flavio Briatore, con il piemontese che si trovava nel ruolo di Team Principal della scuderia rivale della Benetton. Briatore spiegò come quello fu un giorno tra i più strani e tristi di sempre per lui, con il podio e il successo di Schumacher che non furono festeggiati, come ha ricordato in esclusiva ai microfoni di notizie.com. Non è però stato solo questo l’evento che ha sconvolto gli appassionati quel giorno e in particolar modo una figura cardine della F1.
Non tutti tendono a ricordare che anche chi guida la safety car si tratta di un pilota professionista e di primo livello, perché queste auto è vero che vanno molto più piano rispetto alle F1, ma in realtà sono tra le più veloci al mondo. Lo sa molto bene Max Angelelli, un uomo che l’1 maggio 1994 era sulla safety car di Imola.
Quel giorno il suo compito era quella di percorrere il tracciato emiliano proprio nel momento in cui i commissari cercavano di soccorrere il corpo di Ayrton Senna. Fu un giorno molto complicato dunque anche per il pilota italiano che non sapeva di preciso come comportarsi in certe situazioni.
Il ragazzo si trovava a bordo di una Opel Vectra e ha parlato di quell’esperienza nel libro “Senna: le verità” di Franco Nugnes. Angelelli spiega però coma la Opel Vectra non fosse un’auto da F1. “Quando mi si hanno mostrato la macchina mi si è gelato il sangue. Non era adatto per correre di fronte alla F1”. Angelelli dunque mette in evidenza come quel giorno mancò totalmente l’organizzazione in pista.
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